Ieri sono circolati due titoli, ed erano tutti e due sbagliati

Il primo diceva che l'AI Act è entrato pienamente in vigore. Il secondo, che è stato rinviato di un anno e mezzo. Nelle ultime ventiquattro ore ho letto entrambi, spesso sulla stessa rassegna stampa.

La verità è meno comoda di tutte e due, ed è la ragione per cui vale la pena spendere sei minuti: il 2 agosto 2026 una parte del Regolamento è diventata esigibile e un'altra parte è stata spostata al 2027. Sapere quale è quale è esattamente ciò che separa un programma di compliance da un elenco di buone intenzioni.

Cosa è scattato ieri

Dal 2 agosto 2026 si applicano gli obblighi di trasparenza dell'Art. 50. Non sono stati toccati da nessun rinvio. In concreto:

  • chi espone un sistema che interagisce con le persone, il chatbot sul sito o l'assistente interno, deve rendere riconoscibile che dall'altra parte c'è una macchina, salvo che sia già evidente dal contesto;
  • chi genera o diffonde contenuti sintetici di interesse pubblico, i cosiddetti deepfake, deve etichettarli come tali;
  • chi impiega riconoscimento delle emozioni o categorizzazione biometrica deve informare le persone coinvolte.

Contemporaneamente è diventata operativa la vigilanza: in Italia ACN come autorità di vigilanza del mercato e punto di contatto con l'Unione, AgID come autorità di notifica. E con la vigilanza è diventato esigibile il regime sanzionatorio: la violazione degli obblighi di trasparenza può costare fino a 15 milioni di euro o il 3% del fatturato mondiale, a seconda di quale importo sia più alto. I divieti dell'Art. 5, con il tetto dei 35 milioni o del 7%, sono in vigore da febbraio 2025 e non si sono mossi.

C'è una sola finestra di respiro, ed è tecnica. Per i sistemi di IA generativa già immessi sul mercato prima del 2 agosto 2026, il nuovo Art. 111(4) fissa al 2 dicembre 2026 il termine per conformarsi alla marcatura machine-readable dell'Art. 50(2), il watermarking. Quattro mesi, e solo per ciò che era già sul mercato: i sistemi lanciati da ieri in poi devono essere conformi da subito.

Cosa è slittato, e da quando è diritto vigente

Il Regolamento (UE) 2026/1744, il Digital Omnibus sull'IA, è stato adottato dal Consiglio il 29 giugno 2026 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell'Unione il 24 luglio 2026. Sposta in avanti gli obblighi sui sistemi ad alto rischio:

CategoriaTermine originarioNuovo termine
Sistemi standalone dell'Allegato III (biometria, lavoro, credito, istruzione, servizi essenziali, giustizia)2 agosto 20262 dicembre 2027
Sistemi integrati come componenti di sicurezza in prodotti già regolati (Allegato I: dispositivi medici, macchinari, veicoli)2 agosto 20272 agosto 2028

A giugno, quando il testo era passato solo dal Parlamento, su queste pagine avevamo scritto di pianificare sulla data vigente e non sul rinvio annunciato. Adesso il rinvio è diritto vigente e quella raccomandazione va aggiornata, ma non ribaltata: cambia la data, non cambia il lavoro.

L'alfabetizzazione: obbligo ammorbidito, rischio identico

Un dettaglio passato quasi inosservato e che invece pesa. L'Omnibus riformula l'obbligo di AI literacy dell'Art. 4: da "misure per garantire" un livello sufficiente di alfabetizzazione del personale si passa a "misure volte a sostenere lo sviluppo" dell'alfabetizzazione. La violazione non comporta più una sanzione pecuniaria diretta.

Chi legge solo la riga della sanzione conclude che si può smettere di formare le persone. È una conclusione fragile per due motivi. Il primo è operativo: la sorveglianza umana richiesta su qualunque sistema resta credibile solo se chi sorveglia capisce lo strumento, e un addetto che non sa cosa succede a un documento incollato in un chatbot pubblico non sta sorvegliando niente. Il secondo è italiano: lo schema di decreto attuativo della Legge 132/2025 introduce l'art. 437-bis del codice penale e l'art. 25-vicies nel catalogo 231. Quando l'omissione di misure di sicurezza ha un nome nel codice penale, la formazione smette di essere una voce di costo e diventa una prova da conservare.

Quello che il rinvio non rinvia

Questa è la parte che nelle riunioni di ieri è stata saltata più spesso. Il Digital Omnibus ha spostato una categoria di sistemi. Non ha spostato:

  • il GDPR, che si applica da otto anni a ogni dato personale che finisce dentro un prompt;
  • il segreto professionale di avvocati, notai e commercialisti;
  • la responsabilità 231 dell'ente e quella personale di chi amministra;
  • i divieti dell'Art. 5, in vigore dal febbraio 2025.

Il dipendente che ieri pomeriggio ha incollato una bozza di contratto con nome, codice fiscale e IBAN del cliente dentro un chatbot pubblico non ha violato nessuna delle scadenze rinviate. Ha esposto un dato personale a un trattamento non governato, e per quello la norma applicabile è vecchia e non è mai slittata. Il rinvio dell'alto rischio non tocca il problema che la maggior parte delle organizzazioni ha davvero, che non è la classificazione di un sistema ma il non sapere cosa i propri strumenti stanno già facendo.

Cinque mosse per le prossime tre settimane

  1. Censite le interfacce conversazionali esposte a clienti o dipendenti e verificate che dichiarino la propria natura. L'Art. 50 non ha periodo di grazia: è in vigore da ieri.
  2. Verificate l'etichettatura dei contenuti sintetici che pubblicate, dai materiali marketing alle immagini sui social.
  3. Se usate IA generativa immessa sul mercato prima del 2 agosto, mettete a calendario il 2 dicembre 2026 per la marcatura machine-readable e chiedete ai fornitori come intendono rispettarla.
  4. Riclassificate i sistemi dell'Allegato III con il nuovo termine, ma non smontate il programma: sedici mesi passano, e gli standard tecnici armonizzati arriveranno con il loro carico di lavoro.
  5. Attivate la registrazione di chi usa quali strumenti su quali dati. È l'unica delle cinque che, il giorno di un'ispezione o di un reclamo, potete consegnare invece di raccontare.

La domanda non è cambiata

Il 2 dicembre 2027 sembra lontano, e per una parte del calendario lo è. Ma la domanda che un ispettore, un giudice o un cliente possono farvi da ieri è la stessa di sempre, e non ha una data di scadenza: potete dimostrare come è stato governato l'uso dell'IA nella vostra organizzazione?

Chi risponde mostrando una policy firmata sta raccontando le proprie intenzioni. Chi risponde mostrando un registro di cosa è stato protetto, quando e da chi, sta esibendo l'esecuzione. È una differenza che non si costruisce dopo, e il rinvio di ieri regala sedici mesi solo a chi decide di usarli.

Se volete capire quanto è distante la vostra organizzazione, il nostro dossier tecnico documenta come trasformiamo questi obblighi in processi verificabili.